VITTORIO SGARBI
VITTORIO SGARBI
Qual é il carattere della pittura di Anna Sogno? Intanto, seguendola in un lungo percorso diviso in ben riconoscibili periodi, ci accorgiamo che la fedeltà al tema e ai luoghi non ha niente a che fare con un atteggiamento illustrativo e che è invece fedeltà alla pittura. Anna Sogno crede che dipingere sia trascrivere emozioni sulla tela attraverso l’esperienza di un mestiere che, nell’età contemporanea, ha i suoi patriarchi negli impressionisti. Quindi, una pittura veloce a cui non sfugge la presa delle cose e che richiede una forte concentrazione per mantenere leggerezza e concretezza. La strada della pittura di tocco é stata battuta da non molti pittori in Italia, forse per il timore dell’invincibile confronto con gli impressionisti.
Soltanto Filippo De Pisis ha continuato, con indomito coraggio, a percorrerla mostrando la persistenza di un linguaggio che consente la felicità e la tragedia. È questa la sua principale variante rispetto agli impressionisti: attribuire lacerazione anche alla grazia, dolore alla bellezza. Gli umori, i tormenti le malinconie, le sofferenze distillano dai colori che non perdono trasparenza e levità. A questa lezione italiana innestata sulla tradizione francese, da Monet a Pissaro, si riferisce, con rigorosa disciplina, Anna Sogno.
La frequenza o stabilità del soggetto, dalle vedute brumose del Ticino ai tramonti sul Potomac, dalle interminabili periferie americane ai luoghi pittoreschi della Birmania, fino ai prati fioriti nelle pianure piemontesi, non sono indici di formalismo ma della perfetta coscienza che l’arte non sta nella cosa ma nel come, e che la tela accoglie prima l’emozione che la visione. Così un registro di malinconia, di fisicità anche nella percezione pittorica del vento, dei mutamenti di atmosfera, dell’afa o del tempo che annuncia la pioggia, domina la pittura di Anna Sogno che, per ostinazione e convinzione, sembra aver stabilito il suo tempo migliore, quello interiore, nella contemplazione, dietro una tela come spugna di sensazioni non affidate soltanto alla memoria, al veloce passaggio della mente, ma fissate in una serie di istanti di cui la pittura rende conto, anche con impercettibili varianti così come varia nel corso della giornata la nostra condizione psicologica.
Allora: qual é il carattere della pittura di Anna Sogno? In essa prevale l’idea dell’esercizio, della ricerca, sopra il risultato compiuto. L’esercizio non ripetizione, ma metodo. Così che i quadri di Anna Sogno ci appaiono come esercizi spirituali sulla pittura e sul suo senso. Risalire agli impressionisti significa riflettere, concentrarsi su un momento fondamentale della ricerca artistica, scavare e recuperare il significato di quelle sensazioni che sono ancora strettamente aderenti alla natura, al reale. È come se l’immagine e la sua emozione si siano una volta identificate, compito della pittura sia ritrovare quella reazione chimica, quel punto di fusione, in continui tentativi: esercizi appunto. E assolutamente spirituali, perché l’esperienza della pittura é un’esperienza mistica, e chiede una vocazione religiosa, una fede assoluta. Allo stesso modo la certezza di Dio non é nella sua esistenza ma nella nostra fede.
Così si può ostinatamente dipingere non essendo certi dei risultati, ma per interiore necessità. «Credo quia absurdum»; Anna Sogno, in mezzo ai terremoti della avanguardia, potrebbe scrivere di sè: «Pingo quia absurdum».
Sulla strada che da Monet porta a De Pisis, non su quella che da Duchamp porta a Paolini. E non importa se è semiabbandonata. Tanto meglio: sarà come averla fatta per la prima volta.

